Poco incisiva l’azione collegiale dell’esecutivo
- Grande programma, ma... Forte mobilitazione solo sulla legge salvacoste
- LUNEDÌ 3 GENNAIO 2005
I PRIMI SEI MESI
CAGLIARI. Renato Soru, che personalmente si è assunto il
ruolo di grande moralizzatore della vita pubblica in Sardegna, ha
assegnato alla sua giunta due compiti altrettanto difficili. Il
primo: cambiare la Regione, rendendola più efficiente e più
vicina ai cittadini. Il secondo: dare all’isola un nuovo modello
di sviluppo che valorizzi le sue risorse umane e materiali e che
garantisca un’occupazione stabile e soddisfacente. Nella conferenza
stampa di fine anno, il presidente si è detto «molto
soddisfatto» per il lavoro complessivo svolto sinora dall’esecutivo:
«Abbiamo mantenuto le promesse e tutta la nostra azione è
coerente con il programma presentato agli elettori».
Per giudicare un progetto così ambizioso non bastano i tradizionali
«cento giorni», servirebbe almeno un anno. Ma sei mesi
(tanto ne sono trascorsi dall’insediamento della giunta al
completo) sono sufficienti per tracciare un primo bilancio.
Analizzando i dati, la situazione è diversa rispetto all’ottimismo
del «governatore». Perché, al momento, l’operato
del governo sardo è al di sotto delle aspettative suscitate
dal suo leader. Sinora, infatti, è stata manifestata una
forte propensione a dire di «no» e a revocare molti
provvedimenti presi dall’amministrazione precedente, mentre
non è emerso un solo provvedimento di svolta o di cambiamento.
La stessa legge salvacoste (l’atto politicamente più
importante sinora varato) non è una novità: l’epoca
dei vincoli era stata inaugurata sin dagli anni Settanta (fece scalpore
il blocco nella fascia dei 150 metri dal mare) e poi rafforzata
dalla metà degli anni Ottanta (il primo stop nella fascia
dei due chilometri risale al 1989).
La legge salvacoste voluta da Soru ha avuto il merito di riproporre
l’esigenza di salvaguardare l’ambiente. Ma, per evitare
che il blocco possa provocare conseguenze dannose all’economia,
era necessario affiancarle altri provvedimenti di settore che preparassero
le imprese alla fase futura: quella di un turismo «compatibile»
e maggiormente legato ad altri settori, come trasporti, commercio,
artigianato, agroindustria, lavori pubblici. Su queste prospettive
ci sono invece solo enunciazioni generiche.
Solo dopo cinque mesi sono state sbloccate alcuni provvedimenti
di riforma (la «devolution» interna, gli enti dell’acqua),
ma sugli altri temi (il personale, la revisione delle competenze,
lo statuto) prevale la conflittualità rispetto alle proposte,
ancora assenti.
Da una giunta di Centrosinistra che ha l’ambizione di innovare
ci si sarebbe attesi più entusiasmo, più confronto,
più determinazione, più collegialità. L’esperienza
imprenditoriale del «capo», se da una parte ha dato
credibilità al progetto, dall’altra ha frenato l’azione
dei singoli assessori. Le proposte pare che non manchino, ma sono
ferme. Mentre, in attesa di una Finanziaria in forte ritardo, prevale
la contestata pratica della gestione poco politica e per niente
innovativa delle vecchie leggi.
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Dopo le promesse, Soru alla sfida dei fatti
Ha demolito le gestioni del passato, tarda ad avviare la fase della
ricostruzione
Gli aspetti positivi e negativi dell’azione di governo impostata
dal «governatore»
CAGLIARI. I voti che contano Renato Soru li ha presi, e tanti,
alle elezioni di giugno. Dopo sei mesi di governo, è il momento
di un primo giudizio, ma assegnarli un voto non è facile.
Per la complessità del personaggio: nella demolizione delle
gestioni del passato è stato credibile (soprattutto per la
sua esperienza imprenditoriale e per le sue promesse di cambiamento),
mentre sinora è stato meno efficace nell’avvio della
fase operativa di ricostruzione. Il 2005 sarà, per lui, decisivo.
Perché i cittadini aspettano risposte positive e la sfida
del governo non fa sconti a nessuno.
Com’era stato previsto per il carattere dell’uomo e
per i poteri che la legge gli assegna, Soru è diventato subito
il «padrone» della giunta, della coalizione di Centrosinistra
e anche del consiglio regionale.
Il decisionismo del leader è coerente con gli umori dell’elettorato.
Anche se non tutti condividono le sue idee e il suo atteggiamento,
Soru ha interpretato il ruolo con efficacia. Ed è diventato
subito il «padrone» della politica regionale. Cosa che
in una prima fase può aiutarlo a imporre le scelte, ma che
alla lunga può danneggiarlo perché egli sarà
visto, anche quando le cose dovessero andare mane, come l’unico
responsabile.
Nella sua azione ci sono stati aspetti positivi e, come per tutti,
anche negativi. Positiva è l’attenzione che viene manifestata
nella spesa dei soldi pubblici: soprattutto in periodo di vacche
magre, è indispensabile un eccesso di rigore. Negativa, nella
gestione delle risorse, è la lentezza con cui sono stati
sinora impostati i documenti contabili. Il presidente ha preferito
anteporre altri temi (ad esempio la legge salva-coste) di maggior
impatto mediatico.
Positiva è l’esigenza delle riforme, dalle più
grandi alle più piccole. Certamente occorre del tempo, ma
nella difficile fase iniziale la bussola («al primo posto
metteremo sempre gli ultimi») si è inceppata. Sulla
formazione professionale (da innovare con urgenza) ad averne la
peggio sono stati gli studenti espulsi dai corsi. Per il Piano del
lavoro (da aggiornare, non da annullare) rischiano di farne le spese
i disoccupati. Due casi emblematici che dovrebbero insegnare che
se non ci sono atti di accompagnamento, le riforme penalizzano i
più deboli, cioé chi non è in grado di aspettare
i futuri benefici.
Positivo è l’impegno di modernizzare la Regione. Ma
una giunta di Centrosinistra non può non rispettare i contratti
(in questo caso quello dei dipendenti) e pensare che il sindacato
sia un disturbo. Positivo è il progetto della rivoluzione
tecnologica, ma il conflitto di interessi, anziché venire
risolto, ora viene giustificato. Positivo è l’impegno
di rilancio dell’economia, ma è contradditorio quando
la giunta, in assenza di proposte alternative, si aggrappa a programmi
prima condannati: è il caso della chimica, solo per fare
un esempio.
Positivo è impostare una politica come «servizio»
e contro «le vecchie pratiche», negativo è poi
lottizzare come in passato, affidando gli Enti a dirigenti del suo
movimento
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LE PAGELLE DEGLI ASSESSORI
Riforme - MASSIMO DADEA
Dotato di esperienza politica e di carattere, è stato l’unico
ad essersi sinora scontrato con il «governatore» per difendere
le proprie competenze. L’«incidente» iniziale lo
ha rafforzato sul piano politico, anche se ha provocato tempi più
lunghi sulle riforme: la sua proposta di «devolution»
interna ha dovuto attendere cinque mesi prima di essere approvata.
Di solida fede diessina, si è distinto dal presidente anche
nel rapporto con i sindacati: che hanno apprezzato sia la mediazione
sul personale sia il testo della «devolution».
Bilancio - FRANCESCO PIGLIARU
Docente di economia e coordinatore del programma di Progetto Sardegna
e della coalizione, ha il compito più difficile: risanare la
finanza regionale e dare concretezza (e risorse) all’idea del
nuovo sviluppo. Per inesperienza non ha azzeccato i tempi per l’assestamento
del bilancio e il Dpef (la Finanziaria 2005 non è infatti ancora
pronta) ma ha impostato bene la fase del risanamento e quella di proposta
generale di politica economica. Ora si misurerà con la scelta
delle priorità. Il Consiglio e i sindacati lo attendono alla
prova.
Urbanistica - GIAN VALERIO SANNA
Da leader della Margherita aveva dato del filo da torcere al Soru
candidato, entrato in giunta si è allineato alla politica del
Soru presidente mettendo a disposizione le sue alte qualità
politiche e amministrative. Tenace sulla legge salva-coste, che è
sinora il principale risultato dell’intera giunta, ora per lui
la sfida è l’elaborazione del Piano paesistico regionale.
Responsabile anche degli Enti locali, è apparso meno sicuro
- al di là delle periodiche rassicurazioni a mezzo stampa -
sulle procedure per le elezioni nelle nuove otto Province. «Ok»
invece, come per Dadea, sulla «devolution» interna.
Ambiente - TONINO DESSÌ
Esperto del settore (è uno dei fondatori di Legambiente in
Sardegna), ferrato sul piano legislativo (è alto dirigente
del consiglio regionale) e di lunga militanza nel Pci-Ds, si è
messo subito all’opera per rivedere l’intera e complessa
materia (ad esempio i rifiuti), ma presidente e giunta non gli hanno
garantito grande spazio. Qualche debolezza sul parco del Gennargentu
(l’idea della revoca non è il massimo) e sull’eolico
selvaggio. Molto bene sul campo sia sugli incendi sia in occasione
delle alluvioni.
Cultura - ELISABETTA PILIA
La politica di cambiamento del Centrosinistra si fonda generalmente
proprio sulla cultura. Ma al di là di alcune affermazioni
di carattere settoriale (come quelle sul cinema sardo e sulla Rai
regionale), l’archivista sassarese, scelta da Progetto Sardegna,
non ha sinora fatto emergere un vero disegno di prospettiva, limitandosi
a gestire le leggi del passato (provocando non pochi malumori).
Ha pagato, com’è ovvio, la inesperienza amministrativa
e il 2005 potrebbe essere il suo anno.
Turismo - LUISANNA DEPAU
Il nuovo modello di «turismo compatibile» e fondato
sulle risorse locali è rimasto a livello di enunciazione,
perché di concreto non si è ancora visto nulla. Anche
l’albergatrice cagliaritana, in giunta per conto dello Sdi,
ha trovato un ostacolo nella inesperienza politica e amministrativa.
Che l’ha frenata pure negli altri due settori di sua competenza:
l’Artigianato, il contenzioso è rimasto immutato con
dure proteste delle associazioni di categoria, e il Commercio, pur
con un primo segnale nel disegno di legge varato dalla giunta che
dice stop ai grandi centri commerciali.
Lavori Pubblici - CARLO MANNONI
Ex dirigente (tra i più stimati in assoluto) nello stesso
assessorato, ha impostato il lavoro più sul piano tecnico
(in cui eccelle) che su quello politico (in cui brillava il fratello
socialista Franco). Scelto da Soru, è chiamato a impostare
opere pubbliche con poche risorse per un modello di sviluppo che
ne ridimensiona l’impatto ambientale ed economico. Non popolare
la questione del prezzo dell’acqua.
Industria - CONCETTA RAU
Scelta dalla Margherita per le sue qualità (lavora alla bolognese
Nomisma), la ricercatrice sassarese si è subito fatta un’idea
precisa di cosa serve all’industria sarda. Ma, almeno sinora,
non ha formulato proposte precise né per contrastare una
crisi dilagante (non avendo esperienza diretta sul campo, nelle
singole vertenze è sempre stata assistita dalle capacità
di negoziatore del presidente) né per costruire le necessarie
alternative per un mondo produttivo che possa vivere senza assistenza.
Aiutata dal partito e dal gruppo, ha avuto un buon rapporto con
il Consiglio e coi sindacati.
Sanità - NERINA DIRINDIN
E’ l’assessore che ha fatto più notizia, sia
perché non sarda sia per le sue indubbie capacità
(compresa quella di comunicare). Scelta da Soru, ha mostrato decisione
e, come nelle visite negli ospedali, autoritarismo. Ha avuto consenso
anche nelle denunce sugli sprechi e sull’etica, ha impostato
bene il programma ma è rimasta nel vago mentre poteva già
incidere (assestamento di bilancio). Poco convincente sulle priorità
(i trapianti di fegato) e nelle scelte esterne all’isola.
Per dicembre aveva promesso il piano sanitario e la chiusura delle
pratiche degli invalidi civili: obiettivi qualificanti, ma mancati.
Agricoltura - SALVATORICCA ADDIS
Ex funzionaria nello stesso assessorato e per questo indicata dall’Udeur,
ha sinora inciso poco sia nel campo operativo (la sua mediazione
sul prezzo del latte, condotta con Soru, non ha ancora portato a
un risultato stabile) sia nella prospettiva per disegnare un nuovo
futuro all’agricoltura sarda. Ha mostrato una certa debolezza
anche in giunta, subendo drastici tagli al proprio bilancio che
hanno provocato proteste in Consiglio persino tra i banchi della
maggioranza.
Trasporti - SANDRO BROCCIA
Nella materia di maggior peso politico (la continuità territoriale
aerea) Soru gli ha tolto quasi tutto lo spazio. L’ex segretario
della Cna, diessino, di sicuro non ha fatto mancare il proprio apporto
e la verifica del lavoro sinora svolto sta per arrivare. Per il
resto, anche per le limitate competenze istituzionali, si è
visto poco. Eppure gli argomenti politici da sviluppare con qualche
innovazione non mancano.
Lavoro - MADDALENA SALERNO
Le è stato assegnato il ruolo più congeniale sia perché
è funzionaria dell’ufficio del lavoro sia perché
il suo partito, Rifondazione comunista, ha posto il Piano straordinario
per il lavoro come «patto» politico con Soru e con il
Centrosinistra. Ha invece subìto, senza colpo ferire, tanto
da essere criticata persino dal suo stesso gruppo consiliare, il
«no» del presidente al rifinanziamento del Piano. La
verifica ci sarà con la Finanziaria 2005. Qualche incertezza
anche nella vertenza sulla formazione professionale: si è
dovuta piegare alla linea dura del capo dell’esecutivo.
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«No» di Soru al Piano del lavoro,
è rivolta MARTEDÌ 4 GENNAIO 2005
Rifondazione, sindacati e Comuni chiedono il rifinanziamento della
legge
Medde (Cisl): «La norma è nata dall’intesa
con le parti sociali, si può migliorare, non annullare»
CAGLIARI. Prima lo scontro in aula con Rifondazione comunista,
poi le dichiarazioni di fine anno del presidente della Regione,
Renato Soru. Il «no» della giunta al rifinanziamento
del Piano straordinario per il lavoro è già qualcosa
di più di un caso politico e si sta trasformando in una rivolta.
Con protagonisti non solo dirigenti e consiglieri del Prc, ma anche
il sindacato e i Comuni.
Il primo a prendere posizione è stato il segretario di Rifondazione
comunista, Velio Ortu. «Il Piano straordinario per il lavoro
rimane uno strumento moderno e nient’affatto superato per
dare un ruolo strategico al progetto di sviluppo locale e di crescita
economica e sociale». Secondo Ortu «va superata la gestione
clientelare introdotta dal centro-destra e rilanciata l’impostazione
originale di strumento finalizzato ad attuare politiche di investimento
che sappiano suscitare sviluppo, occupazione e ricchezza».
Per questo «deve essere rifinanziato anche attraverso la contrazione
di mutui, perché si tratta di spese finalizzate agli investimenti».
Pur condividendo l’allarme sulla finanza regionale «non
non possiamo rinunciare - ha detto Ortu - a costruire risposte concrete
alle tante aspettative riposte nel cambiamento dai sardi, anche
e soprattutto in materia di occupazione». E ha confermato
che nella Finanziaria il tema sarà riproposto: «Per
Rifondazione i contenuti e i programmi sono fondamentali per confermare
ruoli e rapporti nella coalizione e Il Piano straordinario e le
politiche attive per il lavoro sono una delle priorità programmatiche
concordate con la coalizione Sardegna Insieme e in quanto tali vanno
rispettate». Ne discende «il ruolo e l’impegno
all’interno della coalizione» dato che il Piano «una
delle condizioni essenziali per la nostra permanenza in questo progetto
di governo». Le decisioni «vanno prese con il concorso
di tutti». Nei prossimi giorni «avvieremo un confronto
serrato per individuare le soluzioni e le priorità».
Rifondazione «è disponibile a rivedere la questione,
con le opportune e correzioni, ma il Piano non può essere
cancellato».
Meno ultimativo il capogruppo Luciano Uras, che ha affermato che
«è stato un errore» non introdurre l’emendamento
del Prc in un Dpef della giunta che «non conteneva né
la conferma del Piano per il lavoro, né interventi di contrasto
al fenomeno della povertà». Secondo Uras «è
un errore nei confronti della comunità regionale, delle fasce
sociali più deboli», mentre «non è il
terreno su cui strumentalmente esercitare prove di forza tra i partiti
della maggioranza, tra la maggioranza e il presidente». Rifondazione
«ha una linea politica e obiettivi chiari, come chiare sono
le ragioni di partecipazione alla alleanza democratica, dentro la
quale deve svolgere pienamente il proprio ruolo di sinistra alternativa
per una alternativa di società, non in modo episodico, ma
in tutte le circostanze». Dopo aver ricordato che Soru e il
Centrosinistra hanno indicato il lavoro come «il» problema
e hanno deciso di «partire dagli ultimi», il capogruppo
ha sottolineato che «la presenza del Prc alla maggioranza
è attiva e consapevole, non rinunciataria o solamente protestataria»,
perciò «abbiamo accettato la sfida e non intendiamo
abbandonare il campo, ma, insieme a forze politiche, organizzazioni
sociali, movimenti, vogliamo rilanciare l’iniziativa nella
società e nelle istituzioni».
Il segretario della Cisl, Mario Medde, ha dichiarato che «qualsiasi
proposta di modifica del Piano straordinario per il lavoro va discussa
preliminarmente con i sindacati, cioè con i firmatari primi
di quell’accordo trasformato poi in provvedimento legislativo».
Dopo aver detto che «non è dato ancora sapere in quali
modi la Regione intende mandare in soffitta il Piano», Medde
ha detto che «la dialettica tra i gruppi consiliari è
importante e utile, ma non basta, se non coinvolge prioritariamente
gli attori titolari di quell’intesa». Secondo Medde,
le politiche del lavoro «non possono in alcun modo essere
espropriate ai rappresentanti sindacali e delle parti sociali e
imprenditoriali, che hanno promosso numerose e diffuse lotte per
ottenere le risorse finanziarie». Per questi motivi, è
urgente «una una verifica sulle politiche del lavoro e sul
Piano straordinario attraverso la riapertura del tavolo concertativo
giunta-sindacati». E ha concluso: «Il sindacato non
esclude miglioramenti alla legge, ma ritiene che debbano avvenire
dopo preventiva verifica sugli accordi del 1998».
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«Così valorizziamo la cultura
sarda» - MARTEDÌ 4 GENNAIO 2005
Due milioni di euro di investimenti, quasi la metà alla scuola
CAGLIARI. La giunta regionale ha approvato un piano di
interventi articolato per la tutela e la valorizzazione della lingua
sarda «nel rispetto - è detto in una nota
- degli impegni presi nel programma di governo». Su proposta
dell’assessore alla Pubblica Istruzione, Elisabetta Pilia,
sono stati approvati diversi interventi previsti dalla legge regionale
in materia per uno stanziamento complessivo di oltre 2 milioni di
euro.
Un finanziamento di 910.000 euro è destinato a sostenere
progetti didattici realizzati nelle scuole di ogni
ordine e grado: «La giunta vuole contribuire a educare le
nuove generazioni, perchè riconoscano il valore della lingua
sarda e diventino depositarie di questo patrimonio. Si punta, in
particolare, sulle iniziative didattiche che promuovono l’uso
del sardo a scuola, ispirandosi al principio di un’educazione
bilingue. Ritengo prioritario e significativo - ha spiegato
l’assessore - che un marcatore fondamentale dell’identità
sarda, qual è la lingua, sia affidato ai giovani, che devono
conoscere la cultura sarda, ma se è possibile anche parlare
in sardo. Per questo abbiamo investito sui progetti scolastici».
Tra le iniziative avviate c’è la predisposizione di
un Manuale per l’insegnamento e l’apprendimento
della lingua sarda nelle scuole elementari. Uno strumento
che sarà messo a disposizione di tutti gli insegnanti attraverso
il progetto Marte (il sistema integrato di messa
in rete di tutti gli istituti). Un finanziamento di un milione di
euro è destinato a Università, istituzioni scolastiche,
enti locali, associazioni culturali impegnate in progetti di tutela
e valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale sardo.
Per l’assegnazione di contributi è stata data priorità
ai progetti finalizzati a ricerca e studio sui centri storici
della Sardegna; raccolta di materiali sulla tradizione
orale e musicale, materiale fotografico, filmico e multimediale
relativo al mondo sardo contemporaneo; raccolta,
catalogazione e archiviazione della documentazione storica della
Sardegna, custodita negli archivi regionali, in quelli italiani
ed esteri. E ancora organizzazione di premi letterari
finalizzati alla trasmissione dei contenuti della cultura sarda.
Particolare attenzione è stata poi concessa ai progetti che
utilizzino come lingua ufficiale quella sarda,
utilizzata anche per organizzare eventi e manifestazioni di supporto,
o promuovano produzioni e concorsi musicali in varietà linguistiche
tutelate dalla legge.
La giunta ha anche promosso la realizzazione dell’Atlante
toponomastico sardo: il progetto prevede il censimento
e la catalogazione di tutti i toponimi della Sardegna, per preservare
e conservare questo patrimonio. Sarà anche finanziato un
progetto per la predisposizione di un repertorio linguistico
dei sardi, con l’obiettivo di rilevare il lessico
utilizzato in ciascuna comunità. I dati saranno successivamente
informatizzati e messi a disposizione dei cittadini. Contributi
sono stati concessi per attività socio-culturali
(in particolare quelle di promozione della lingua sarda all estero,
come corsi organizzati nell Università di Stoccarda) e attività
informative e divulgative, che riguardano la pubblicazione
di periodici per gli emigrati.
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IL PUNTO - Una cosa di sinistra - MARTEDÌ
4 GENNAIO 2005
Se c’è, assieme alla tutela dell’ambiente, un
tema che ormai caratterizza il Centrosinistra sardo, questo è
il Piano straordinario per il lavoro. Per tre ragioni. La prima:
è la norma che più di ogni altra ha dato risposte
concrete sia alla domanda di occupazione sia all’esigenza
di creare un diffuso sistema di piccole imprese. La seconda: è
uno strumento che i Comuni hanno potuto utilizzare per evitare la
fuga dei giovani. La terza: è il frutto di una seria politica
di concertazione che ha unito istituzioni pubbliche, sindacati dei
lavoratori e associazioni imprenditoriali nello sforzo di costruire
lo sviluppo locale.
Nella scorsa legislatura il Centrodestra ha prima provato a cancellare
il Piano e lo ha poi trasformato quasi prevalentemente come intervento
di opere pubbliche per supplire ai tagli dei fondi ai Comuni.
Tornato al governo, il Centrosinistra si trova ora spiazzato dall’idea
di Renato Soru di non rifinanziare la legge. Il presidente ha detto
che non ci sono più soldi, che non si può più
ricorrere ai mutui e che per il lavoro ci saranno altre soluzioni.
Quali, non l’ha ancora detto.
Al di là delle questioni politiche più strettamento
legate agli umori e agli equilibri della maggioranza, il caso è
scottante soprattutto per un altro motivo. Così come è
successo per la formazione professionale, anche per il Piano per
il lavoro è urgente sia evitare gli sprechi sia preparare
una riforma che renda gli interventi più efficaci. Quello
che non convince è che a essere danneggiati siano sempre
i destinatari più deboli: i ragazzi espulsi dai corsi (e
prima, di fatto, espulsi dalla scuola) e i disoccupati che vengono
privati di una prospettiva, forse l’unica a loro disposizione.
Una giunta di Centrosinistra che dice di voler governare «per
gli ultimi», dovrebbe partire proprio da loro, non escluderli
in nome di una politica economicistica e in attesa di future innovazioni.
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GLI ENTI LOCALI - «Sarebbe una sciagura
perdere questi interventi» - MARTEDÌ 4 GENNAIO 2005
CAGLIARI. «Le dichiarazioni rilasciate da Renato Soru sul
Piano per il lavoro ci hanno lasciato sbigottiti e ci hanno allarmato».
Lo ha sostenuto il Coordinamento degli assessori alle Attività
produttive dei 73 Comuni della Provincia di Cagliari. «Mai
avremmo immaginato - hanno scritto Francesco Marras e Alessandra
Piredda, ripettivamente di Guspini e di Villacidro - che lo strumento
più importante di politica attiva per il lavoro, l’unica
risorsa in mano ai Comuni per produrre sviluppo locale, fosse improvvisamente
da cancellare». Il Piano «è stato indipensabile»
perché «gli interventi dei Comuni hanno consentito
di creare occupazione e opportunità di crescita attraverso
iniziative originali e tradizionali, progetti che hanno prodotto
migliaia di posti di lavoro coinvolgendo disoccupati, soprattutto
giovani, che oggi sono diventati anche neoimprenditori». Pertanto
«se questa sciagurata scelta venisse approvata rappresenterebbe
una mazzata contro i Comuni che da anni stanno subendo pesanti tagli
ai bilanci». Per esprimere la «più totale disapprovazione
al tentativo di cancellare questa esperienza», gli assessori
hanno chiesto un incontro urgente a Soru e ai capigruppo regionali.
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La prima spinta venne dalla «marcia»
del 1984 - MARTEDÌ 4 GENNAIO 2005
CAGLIARI. Fu la «marcia per il lavoro», partita dall’Ogliastra
con cinque disoccupati e conclusasi a Cagliari con quarantamila
manifestanti alla presenza del leader della Cgil Luciano Lama, a
costringere la Regione a dotarsi di norme specifiche per contrastare
la progressiva crescita degli iscritti al collocamento. Era il 1984
e nello stesso anno il Consiglio approvò la legge sull’occupazione
giovanile: governava la giunta di Angelo Rojch (pentapartito a guida
democristiana) ma fu voluta e votata anche dalle opposizioni di
sinistra (la «marcia» ufficialmente non aveva avuto
sigle, ma fu organizzata dalla Cgil).
Un Piano vero e proprio nacque sul finire degli anni Ottanta, con
la giunta sardista e di sinistra di Mario Melis e con Luigi Cogodi
(all’ora nel Pci) all’assessorato al Lavoro. Dopo dieci
anni, nel 1998, ancora su spinta di Cogodi e di Rifondazione comunista,
la giunta di Centrosinistra di Federico Palomba, con un’intesa
preventiva siglata con tutte le forze sociali, tenne la prima Conferenza
dell’occupazione (è rimasta anche l’ultima) e
sulla base di quella concertazione subito dopo il consiglio regionale
approvò due leggi organiche sul lavoro, una delle quali conteneva
la previsione del Piano straordinario: che fu varato con immediatezza
dalla stessa giunta.
Nella scorsa legislatura il Centrodestra, con la giunta di Mauro
Pili, ha cercato di non rifinanziare il Piano del lavoro per studiare
poi una soluzione diversa, ma il Centrosinistra, pur essendo all’opposizione,
riuscì a imporre la conferma dei fondi: sfruttò la
posizione favorevole dei Comuni (compresi quelli governati dal Polo)
e le divisioni politiche nella maggioranza.
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«Siete in ritardo». «Colpa
del vostro dissesto» MERCOLEDÌ 5 GENNAIO 2005
Il Centrodestra attacca sui tempi lunghi del Bilancio, secca risposta
di Pigliaru
L’opposizione avvia la battaglia: «Stop alla linea morbida,
gravissimi danni all’economia»
CAGLIARI. La giunta di Renato Soru ha già accumulato tre
mesi di ritardo nell’approvazione della manovra finanziaria
e il Centrodestra ha deciso di tornare all’attacco, cercando
però di dimenticare che per cinque anni ha sempre varato
il Bilancio dopo quattro mesi di esercizio provvisorio. Ieri i leader
dell’opposizione hanno annunciato di revocare la linea morbida
che era stata tenuta in occasione del Dpef. Immediata la replica
dell’assessore Francesco Pigliaru: «Il ritardo è
provocato dallo sforzo di sanare il dissesto finanziario provocato
dalle giunte di Centrodestra». Ed è nato un ennesimo
conflitto sulla sanità. L’ex assessore Giorgio Oppi
(Udc) ha accusato Nerina Dirindin di non aver presentato il Piano
sanitario entro dicembre, come promesso». L’attuale
responsabile ha subito reagito: «Noi in ritardo di settimane,
voi di anni».
Il Centrodestra. In una conferenza stampa, l’opposizione si
è dichiarata «fortemente preoccupata» per il
ritardo della legge finanziaria e di bilancio e si è detta
«pronta ad abbandonare il senso di responsabilità»
che aveva permesso al consiglio regionale «l’approvazione
dell’assestamento di bilancio e del Dpef in due giorni e mezzo
senza pratiche ostruzionistiche». Il capogruppo di Forza Italia,
Giorgio La Spisa, ha parlato di «fatto politico molto pesante».
E ha spiegato: «Abbiamo atteso fino al 31 dicembre ma ad oggi
la giunta non ha ancora approvato la proposta di Bilancio. La gravità
consiste nel fatto che aveva a disposizione tabelle, dati, documenti
e funzionari pronti a disporre ed elaborare prospetti e calcoli,
già da giungo». Inoltre ha avuto dagli elettori «una
maggioranza ampia», non ci si trova, cioé, «in
una situazione di instabilitàù come è successo
in passato».
Duro anche il capogruppo di An, Mario Diana, che ha anche denunciato
il taglio al trasporto pubblico locale. Riferendosi alla Finanziaria
ha detto: «Dimostreremo a chi l’ha votato che si è
sbagliato».
Pierpaolo Vargiu, capogruppo dei Riformatori: «La legge finanziaria
doveva essere presentata entro il 30 settembre e approvata entro
il 31 dicembre, ma manca perché non esiste la maggioranza
che deve scriverla, questo Centrosinistra è arrivato in aula
chiedendo tagli per le scuole materne, per gli obblighi formativi,
mentre al loro fianco alcuni spingono per il bingo da mille miliardi
del reddito di cittadinanza. Oggi il Prc vuole difendere il Piano
straordinario del lavoro, contro una parte della coalizione, senza
mai aver monitorato se realmente il Piano abbia creato lavoro».
La verità è che esistono «due maggioranze, in
una pare si voglia il cambiamento, nell’altra prosegue la
logica dell’assistenzialismo e della clientela».
Il capogruppo dell’Udc, Giorgio Oppi, infine, si è
soffermato sull’eventualità che i due mesi di esercizio
provvisorio possano slittare ulteriormente. Oppi ha anche criticato
la Dirindin: «Il Piano sanitario e quello socio-assistenziale
dovevano essere i regali di Natale ai sardi, ma ancora non sono
stati presentati».
Pigliaru. Immediate le replica degli assessori chiamati in causa.
«Il principale motivo del ritardo con cui il Bilancio sarà
approvato - ha detto Pigliaru - è ben conosciuto dall’opposizione.
La manovra finanziaria 2005, infatti, si presenta molto critica
causa delle politiche finanziariamente insostenibili attuate dagli
esecutivi che hanno governato nella precedente legislatura, politiche
basate su stanziamenti di spesa costantemente superiori del 20 per
cento rispetto alle entrate». E ha ricordato che «l’indebitamento
della Regione è passato da 0,48 miliardi di euro nel 1999
a 2,19 miliardi nel 2004, superando il 50 per cento delle entrate
correnti». In sostanza «politiche di questo tipo hanno
lasciato in eredità conti pubblici vicini al dissesto, che
impongono un drastico cambiamento di rotta». Pertanto «il
Bilancio 2005, è ben diverso e ben più difficile rispetto
a quelli approvati, con puntualissimo ritardo, dal Centrodestra
tra il 2000 e il 2004». E l’attuale giunta «si
trova ad avere margini di manovra ristrettissimi». Questa
situazione implica «una significativa riduzione degli stanziamenti
2005». E di conseguenza la struttura amministrativa e gli
organi politici «stanno lavorando con la massima attenzione
e il più accurato dettaglio per elaborare una finanziaria
che garantisca adeguate politiche sociali e prospettive di sviluppo».
La Dirindin. «Con un ritardo di poche settimane la giunta
manterrà la promessa di presentare al più presto il
Piano sanitario e quello sociale. Il Centrodestra ha avuto un ritardo
di anni». Così l’assessore alla Sanità
ha replicato a Giorgio Oppi. Il quale, ha detto la Dirindin, «ha
ha governato a lungo negli ultimi vent’anni la sanità
isolana e ancora non ha spiegato perchè non ha voluto dare
alla Sardegna uno strumento di programmazione che avrebbe migliorato
la qualità dell’assistenza e valorizzato le tante professionalità
che esistono nella sanità sarda».
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Trasporto locale, c’è un taglio
del 45% MERCOLEDÌ 5 GENNAIO 2005
Duro attacco di An a Soru, l’assessore difende la delibera della
giunta
IL CASO Conflitto anche sui servizi pubblici
CAGLIARI. Nel fuoco incrociato contro Renato Soru sulla Finanziaria,
An ha sollevato un altro caso politico: il taglio del 45 per cento
del trasporto locale. «Per risparmiare cinque milioni e mezzo
di euro - ha detto il capogruppo Mario Diana, che è anche
presidente della Provincia di Oristano - il 15 dicembre il presidente
ha imposto alla giunta una delibera che cancella cinque milioni
di chilometri su un totale di undici milioni percorsi dai pullman
in Sardegna. Scelta che provoca la perdita di circa duecento posti
di lavoro. Dal 10 gennaio saranno tagliate 62 linee sinora garantire
dai mezzi pubblici e privati». L’esponente di Alleanza
nazionale è andato giù duro: «Il fatto più
grave”, è che la Cgil, sindacato di solito autorevole
nel tutelare le politiche del lavoro, taccia in maniera preoccupante».
Diana, riferendosi alle polemiche sul Piano del lavoro, ha rincarato
poi la dose su Soru: «Vuole imporre una dittatura demcratica,
ma non riesce a far quadrare il cerchio nella sua maggioranza, perché
il cartello della coalizione di Centrosinistra è stato costruito
solo per vincere le elezioni». E ricordando di aver lavorato
in consiglio regionale per una «linea morbida» in occasione
della legge salva-coste, Diana ha aggiunto: «Mi sono pentito
di aver rimproverato l’ex presidente della giunta Mauro Pili
nell’affrontare la linea dura conto Soru. Probabilmente non
rifarei le dichiarazioni che ho fatto sulla linea morbida, la realtà
è che il governatore ad oggi con i numeri non ci ha detto
ancora cosa vuole fare per la Sardegna. Ci troviamo di fronte ad
un silenzio assordante, ma più che un coro di silenzi, è
un monologo, in cui tutti i partiti sono appiattiti di fronte alle
volontà di Soru, i cui comportamenti stanno mortificando
le regole del sistema parlamentare sardo».
Immediata la replica dell’assessore ai Trasporti, Sandro Broccia:
«Sfortunatamente per Diana ma fortunatamente per la Sardegna
la situazione è ben diversa». Pur confermando il taglio
(«alla fine potrebbe essere anche superiore»), Broccia
ha messo subito in evidenza che «gli utenti non subiranno
alcun danno, anzi ne avranno dei benefici». E ha spiegato:
«Dopo dieci anni di ritardi e di assoluto non governo negli
ultimi cinque, il sistema del trasporto totale è in una situazione
di assoluta anarchia ed era necessario recepire finalmente la legge
nazionale 422: la Sardegna è l’unica Regione a non
averlo ancora fatto». Nella delibera «ci sono molte
cose sulla base degli strumenti a disposizione che non ho voluto
ma che ho trovato». Dopo aver chiarito che per tutte le imprese
pubbliche e private la Regione stanzia il 65 per cento dei costi,
Broccia ha affermato che «la giunta ha deciso di mettere assieme
per la prima volta tutti i soggetti interessati, più Trenitalia,
per avere un quadro preciso della situazione». E si è
scoperto che «ci sono inutili doppioni sulle stesse tratte».
Ad esempio «sulla Cagliari-Oristano operano sette autolinee,
più il treno che, nel servizio migliore, garantisce il servizio
con 55 minuti di percorrenza». E’ stato deciso che «non
saranno rinnovate le concessioni - ha detto Broccia - sulle linee
in cui in media ci sono meno di nove viaggiatori per chilometro».
Con possibilità di deroga per garantire comunque un minimo
di collegamento tra un comune decentrato e il capoluogo di Provincia.
«Pertanto - ha detto l’assessore ai Trasporti - ci siamo
presi tutto il mese di gennaio per verificare ulteriormente la situazione
e intervenire nei singoli casi». Entro il 10 gennaio le società
di autolinee dovranno presentare le osservazioni. Poi la giunta
deciderà.
Broccia ha comunque detto che, nonostante i tagli, «il servizio
complessivo migliorerà, perché vogliamo intervenire
sul numero delle corse, sugli orari, ad esempio sulle corse usate
dagli studenti, corse che non sempre tengono conto degli orari scolastici.
Insomma, vogliamo eliminare gli sprechi e le inefficienze per concentrare
gli sforzi dove occorre».
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«Il Piano del Lavoro va tenuto»
MERCOLEDÌ 5 GENNAIO 2005
Ma nel partito riemergono le conflittualità interne
Il capogruppo Licheri: «Non è un capriccio per contestare
il leader»
CAGLIARI. Dentro Rifondazione comunista c’è unanimità
nel difendere il Piano straordinario del lavoro, che il presidente
Renato Soru ha detto invece di voler cancellare, ma si è
riaperto uno scontro politico sulla «gestione» di questo
improvviso terremoto nel Centrosinistra. Gli schieramenti sono sempre
gli stessi. Da una parte il segretario Velio Ortu, con il capogruppo
Antonello Licheri e l’assessore al Lavoro Maddalena Salerno.
Dall’altra il consigliere regionale Luciano Uras, protagonista
dello scontro in aula sul Dpef perché non conteneva la conferma
esplicita del Piano, e l’ex assessore Luigi Cogodi, il «padre»
dello strumento normativo per l’occupazione, che accusano
il vertice di essersi distratto nella prima fase e di voler ora
solo attaccare Soru.
«Il Piano del lavoro - ha detto Licheri - non è un
nostro capriccio. E lo diciamo al presidente e agli alleati, ai
quali chiediamo un confronto di merito. E’ moderno e attuale,
segna un’inversione di rotta e pone al centro dell’azione
di governo il problema del lavoro come diritto e non come variabile
dipendente dallo sviluppo dell’economia liberista. E’
uno strumento funzionale al nuovo modello di sviluppo che, come
abbiamo concordato, vuole guardare innanzitutto ai più deboli».
Secondo Licheri il Piano «ha positivamente sperimentato la
partecipazione dal basso, la valorizzazione delle risorse sociali,
lo sviluppo equilibrato, il decentramento effettivo delle risorse,
la solidarietà sociale». Rifondazione «è
contraria a cancellarlo», ma «è disponibile a
rivisitarlo, per valorizzarne gli aspetti positivi, e sono molti
i Comuni che hanno utilizzato bene i fondi, e per correggere quelli
negativi, ad esempio le distorsioni introdotte dal Centrodestra».
Pertanto «è decisivo avviare un monitoraggio».
Il capogruppo ha smentito che la questione è legata alle
vicende interne del partito. «Il nostro - ha affermato - non
è un braccio di ferro con Soru e con gli alleati».
Riferendosi a quanti (ieri Uras, oggi Cogodi) rimproverano alla
Salerno e al capogruppo di non essere intervenuti per tempo, cioé
prima in giunta e poi in commissione Bilancio, cioé nella
fase di elaborazione e prima approvazione del Dpef (il documento
di programmazione economica e finanziaria). «In giunta - ha
detto Licheri - non era stato previsto il rifinanziamento, il nostro
assessore ha imposto che il Piano venisse “rivisitato”,
in commissione ho chiesto che venisse rifinanziato. Ma oggi siamo
in un’altra fase, perché il presidente ha detto che
va cancellato. Egli parla di strumenti alternativi, dei quali però
non c’è traccia, così come mancano i soldi».
E per quanto riguarda le risorse, se è vero che non si possono
fare mutui, «si possono usare fondi nazionali ed europei».
Licheri ha reso noto che il segretario Ortu ha già inviato
una nota al presidente per chiedere un incontro urgente: «Non
diciamo che andiamo via, ma vogliamo una verifica degli accordi
preelettorali». Alcuni alleati, come il capogruppo della Margherita,
hanno detto che il Piano non è più attuabile. «E
dicono una sciocchezza - ha replicato Licheri - e inoltre dovrebbero
spiegare perché per cinque anni il Centrosinistra ha imposto
il rifinanziamento al Centrodestra che voleva cancellarlo. C’è
un’inversione di rotta? Lo dicano».
Luigi Cogodi, coordinatore del comitato di sostegno alla proposta
di legge per il «reddito di cittadinanza», si è
detto soddisfatto che la questione del lavoro abbia ripreso quota
anche se, ha denunciato, «più sull’onda delle
convergenti forme di contrarietà verso il presidente Soru
piuttosto che in base a un ragionamento sulla gravità del
problema». Anche l’ex assessore ha rimproverato a una
parte del partito e del gruppo di non aver sollevato la questione
in occasione del Dpef: «Perché oggi scatenano un diluvio
universale?».
Nel merito della questione, Cogodi ha affermato che il Piano per
il lavoro non si può eliminare, deve invece essere riportato
alle sue finalità originarie e rafforzato nei suoi contenuti».
E non va più usato «per giustificare ogni e qualsiasi
cosa si voglia fare con i finanziamenti pubblici destinati ai disoccupati,
distinguendo il grano dalla gramigna». Ed «è
grano tutto quello che moltissimi Comuni, soprattutto piccoli e
nelle zone interne, hanno saputo pensare e fare bene, inventando
una miriade di nuove piccole intraprese locali, creando nuova occupazione
vera, produttiva, pulita». E ha citato i dati ufficiali: «Oltre
novemila occupati stabili nella prima fase di buona applicazione
della legge 37/1998, articolo 19, con l’utilizzo di meno di
un terzo dei finanziamenti previsti, cui sono da aggiungere gli
altri ottomila nuovi addetti nel comparto artigiano, con rapporto
capitale investito/nuovo occupato intorno ai 30 mila euro per addetto».
Secondo Cogodi, il tema dell’indebitamento «è
un falso problema»: i mutui si facciano per gli investimenti,
i soldi disponibili vengano garantiti a quel terzo di popolazione,
la più debole, sinora esclusa dai fondi pubblici.
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«Danno all’editoria sarda»
VENERDÌ 7 GENNAIO 2005
L’Aes contro la sospensione decisa dalla giunta
CAGLIARI. Editori contro Renato Soru, dopo la decisione del
presidente della Regione di sospendere una delibera proposta dall’assessore
Elisabetta Pilia. «L’Associazione Editori Sardi - si
legge in una nota diffusa ieri - esprime viva preoccupazione per
la sospensione, da parte della giunta regionale, della delibera
di attuazione della legge regionale numero 22 del 1998 (che riguarda
l’editoria e comunicazione) per l’anno 2004. Si augura
che la delibera venga rapidamente approvata entro il termine del
10 gennaio 2005 per evitare che i fondi stanziati dal consiglio
regionale a favore dell’editoria locale vadano ad aumentare
il già cospicuo capitolo delle somme non spese».
L’Associazione ritiene che la giunta, nel sospendere
le delibere dell’assessore Elisabetta Pilia, abbia «commesso
un errore di valutazione in un quadro di difficoltà finanziarie
complessive che può indurre a tagli e al blocco della spesa
con l’illusione di risolvere in un breve lasso di tempo problemi
che si sono formati nell’arco di decenni e necessitano per
essere risolti di programmi a media e lunga scadenza. D’altra
parte gli editori sardi hanno già contribuito al risanamento
accettando cospicui tagli di bilancio con l’ultima manovra
di assestamento». Gli editori, per bocca del presidente dell’Aes
Mario Argiolas, rilevano inoltre che «nel caso in cui la giunta
blocchi per un anno l’attuazione di una legge varata dal consiglio
regionale, dotata dei fondi ritenuti compatibili con le difficoltà
di bilancio, si aprirebbe un problema istituzionale di assoluto
rilievo» e sottolineano che «l’eventuale blocco
dei fondi più che provocare una crisi delle aziende, che
vivono perché stanno sul mercato, provocherebbe un ulteriore
impoverimento del tessuto culturale della nostra isola favorendo
ancora di più le potenti forze della globalizzazione selvaggia».
Secondo gli editori isolani «mortificherebbe la produzione
e la diffusione della produzione editoriale e culturale locale fortemente
connotata sul piano dell’identità culturale (non dimentichiamo
che i libri sardi che la Regione acquista sono destinati alle biblioteche
e alle scuole dei piccoli centri); penalizzerebbe e ridurrebbe la
libertà di espressione a favore di quelle grandi forze economiche
che puntano a controllare gli spazi di mercato; cancellerebbe quella
produzione di nicchia e di qualità che non ha grandi spazi
di mercato ma che porta qualità, innovazione e promuove nuovi
autori e studiosi».
La nota si conclude in questo modo. «Il libro, il periodico,
l’informazione, la comunicazione in genere se finalizzati
a promuovere la cultura, la libertà di espressione, la pluralità
delle voci, rappresentano una risorsa per la Sardegna, per le sue
prospettive di sviluppo. Per questo la giunta, previa verifica della
qualità dei progetti, dovrebbe investire risorse invece che
tagliare. E’ quello che ci auguriamo confidando nell’intelligenza
e nella lungimiranza dell’intera classe politica sarda».
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Soru ha confermato il «taglio» in una riunione con i vertici
della cooperazione VENERDÌ 7 GENNAIO 2005 «Niente
soldi a sindacati e associazioni» CAGLIARI.
«La Regione non dispone di risorse da spendere a favore dei
sindacati che continuano a essere finanziati dall’amministrazione
pubblica, dei sindacati agricoli, delle associazioni. Non ci sono
più risorse, e dal 2005 questa politica non si farà
più a favore di nessuno». Lo ha dichiarato, confermando
la recente decisione sui «tagli» per il 2004, il presidente
della Regione, Renato Soru, durante un incontro con i dirigenti
delle associazioni cooperative. Erano presenti Antonio Carta della
Lega Coop, Ennio Cirina della Confcooperative, Fulvio Murgia dell’Agci
e il responsabile regionale dell’Unci, Manis.
Le quattro organizzazioni avevano chiesto un incontro al capo
dell’esecutivo regionale per chiedere le ragioni del ritiro
di una delibera in discussione in giunta (il 30 dicembre) che prevedeva
uno stanziamento superiore a 1 milione e 900 mila euro a favore
delle quattro organizzazioni. Nel rievocare lo stato delle finanze
della Regione, il presidente Soru ha detto di essere disposto a
investire sul futuro, e ha chiesto alle organizzazioni di mettere
rapidamente in campo le proposte per una nuova legislazione a favore
dell’impresa cooperativa, a cominciare dai settori produttivi,
dell’agricoltura e della pastorizia. «Lavorate su progetti»,
ha raccomandato Renato Soru, introducendo il tema delle Associazioni
di Prodotto del quale avrebbe poi parlato nella riunione con le
organizzazioni agricole per la vertenza sul prezzo del latte, e
che costituisce una forma organizzativa degli allevatori riconosciuta
dalla legge sugli accordi interprofessionali per la filiera in questo
caso dell’ovicaprino.
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L’esecutivo regionale approva lo stanziamento che garantisce
il rafforzamento dei servizi territoriali in Sardegna VENERDÌ
7 GENNAIO 2005
Le Unione dei Comuni finanziate con tre milioni di euro CAGLIARI.
La giunta regionale, su proposta dell’Assessore degli Enti locali,
Gian Valerio Sanna, ha assegnato i contributi straordinari per la
fase di avvio delle Unioni dei Comuni e per l’adeguamento
della disciplina per l’accesso ai finanziamenti, finalizzata
a rendere più incisivi gli interventi a favore dell’associazionismo
intercomunale. L’importo complessivo finanziato ammonta a 3
milioni e 99 mila euro.
Ecco il dettaglio. Consorzio turistico Sa Perda,
Laconi: servizio turistico 123.088 euro; servizio gestione
rifiuti solidi urbani 13.975 euro; servizio smaltimento scarti di
macellazione 37.252 euro. Consorzio Comuni Barisardo-Loceri:
servizio mattatoio 9.289 euro. Consorzio Ogliastra,
Lanusei: polizia municipale 246.071 euro. Consorzio
intercomunale Benetutti-Nule: servizio allontanamento e depurazione
acque reflue 33.446 euro. Cisa, Serramanna:
Servizio collettamento e depurazione acque reflue 373.150 euro; servizio
raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani 186.575 euro. Consorzio
turistico Sa Corona Arrubia, Villanovaforru: serviozio turistico
144.289 euro. Consorzio Comuni Ami, Villamassargia:
mense scolastiche e trasporto alunni 96.350 euro. Unione
Comuni Basso Campidano, Monastir: sportello catastale, sportello
unico attività produttive, servizi informativi: 35.524 euro.
Unione Comuni Parteolla, Dolianova: polizia
locale 218.596 euro; servizi ambientali (raccolta differenziata, smaltimento
rifiuti solidi urbani) 97.393 euro; sportello attività produttive
40.375 euro; nucleo valutazione formazione quadri dirigenti 23.952
euro. Comunità montana Iglesias:
smaltimento rifiuti solidi urbani: 143.988 euro. Comunità
montana Perfugas: raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani
e spazzamento stradale: 661.987 euro. Comunità
montana Gallura, Tempio: servizio trattamento rifiuti solidi
urbani: 270.272 euro; servizio trattamento liquami 37.562 euro; ufficio
unico valutazione 14.307 euro. Consorzio “Due
Giare”, Baressa: servizi turistici 108.363 euro; servizio
raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani 50.034 euro; servizi
socio assistenziali 54.181 euro; nucleo di valutazione progetti Por
54.181 euro; disinfestazione e derattizzazione 18.414 euro. Unione
Comuni, Marrubiu: polizia locale, commerciale, amministrativa
113.445 euro; servizio finanziario e informatico, formazione professionale,
sportello impresa 56.722 euro; viabilità stradale e illuminazione
pubblica 41.709 euro; smaltimento rifiuti 41.709 euro; servizio necroscopico
cimiteriale 56.722 euro; servizio per l’infanzia e per i minori,
beneficenza pubblica 56.722 euro; servizio fiere e mercati, affisione
e pubblicità, servizi per industria, commercio, artigianato
e agricoltura 6.102 euro. Comunità montana
Palmas Arborea: raccolta differenziata 20.370 euro. Comunità
montana Barigadu Busachi: raccolta e smaltimento rifiuti
48.774 euro.
Comunità montana Montiferru, Cuglieri:
raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti 154.968 euro.
.menu Cgil: «Non
consentiremo l’annullamento» GIOVEDÌ 6 GENNAIO
2005 «La giunta aiuti i Comuni a usare i fondi» Confindustria:
«Dare i soldi a chi produce»
Diana: «Non si può cancellare la conquista del sindacato»
CAGLIARI. «Non permetteremo alla giunta regionale
di cancellare il Piano straordinario per il lavoro e una legge indispensabile
per lo sviluppo». Il tenore della dichiarazione del segretario
generale Giampaolo Diana la dice lunga sulla volontà della
Cgil di contrastare le ultime affermazioni del presidente della Regione,
Renato Soru. Di parere diverso la Confindustria guidata da Gianni
Biggio: «Sul Piano per il lavoro è necessaria una pausa
di riflessione, nella Finanziaria va data priorità agli interventi
a sostegno del sistema produttivo». Dopo lo scontro tra le forze
politiche anche all’interno della stessa maggioranza di Centrosinistra,
ora il braccio di ferro è dunque anche tra le forze sociali.
Sarà il leit-motive del dibattito sulla Finanziaria. La
Cgil. Giampaolo Diana è stato esplicito. Non solo il Piano
per il Lavoro non va cancellato, ma la giunta regionale deve «rifinanziare
il provvedimento e deve svolge un’azione di supporto ai Comuni,
azione che, nonostante le reiterate richieste del sindacato, non ha
svolto la giunta di Centrodestra». Il leader della Cgil ha spiegato
che le leggi sul lavoro varate nel 1998 «sono il prodotto finale
di una stagione di confronto serio ed impegnato tra governo regionale
e parti sociali», una fase di concertazione che «non accettiamo
che venga cancellata insieme ai risultati ottenuti». Spirito,
obiettivi e necessità di quelle leggi «sono ancora forti»
e «a distanza di oltre cinque anni, le ragioni che hanno ispirato
quell’accordo sono ancora più valide: le condizioni socio-economiche
della Sardegna sono peggiorate ed è certo evidente l’iniquità
nella distribuzione attuale delle opportunità di sviluppo tra
i vari territori». Il Piano per il lavoro - ha aggiunto
Diana - è frutto di scioperi, mobilitazioni e battaglie sindacali:
non solo è importante per gli obiettivi, che la politica di
Centrodestra ha disatteso, ma anche perché la trasformazione
in legge di un accordo col sindacato non può essere cancellato,
cosa che non abbiamo permesso alla vecchia giunta e che non permetteremmo
a quella attuale». Il Piano per il lavoro è nato «dopo
una stagione di grande mobilitazione sindacale sfociata in un accordo
importante con la giunta Palomba che ha prodotto due importanti leggi:
la 36 e la 37, licenziate dal Consiglio a dicembre 1998». Leggi
che rispondono a un duplice bisogno: la creazione di sviluppo locale
e la destinazione di risorse per le politiche attive del lavoro premiando
le imprese che assumono». Diana ha criticato il fatto che il
Centrodestra abbia orientato gli interventi verso le opere pubbliche,
«importanti certo ma limitate ad un’occupazione passeggera,
senza la creazione di uno sviluppo duraturo». Gli scarsi risultati
provocati da quella gestione «venivano utilizzati come scusa
per sottrarre le risorse ma noi, nonostante tutto, credevamo nel Piano
come strumento valido di sviluppo». Per questo il sindacato
si è sempre battuto per il rifinanziamento. Le difficoltà
nel reperimento delle risorse dopo la riforma delle norme-quadro nazionali
non sono un ostacolo: «La Regione, non potendo fare mutui per
tale intervento, deve trovare le risorse nel proprio bilancio e vigilare
perché stavolta gli obiettivi vengano raggiunti».
La Confindustria. «Condividiamo le azioni rivolte a evitare
di finanziare, con le poche risorse disponibili, politiche di dubbia
efficacia e ricaduta a discapito di altre in grado di produrre effetti
di gran lunga più positivi sul sistema economico e sociale
regionale». La posizione della Condindustria sarda è
stata espressa in una nota per affermare che «occupazione e
lavoro siano indissolubilmente legati alla capacità di crescita
del sistema produttivo» e che «vadano massimizzati tutti
gli impieghi di risorse finalizzati a sostenere le imprese sarde in
una fase particolarmente difficile del ciclo economico, a fronte della
necessità di rientrare dal deficit regionale». Dopo aver
ricordato di aver espresso negli ultimi anni «perplessità
circa l’efficacia del cosiddetto Piano del lavoro», la
Confindustria ha che «le risorse finanziarie ingenti sinora
stanziate solo in minima parte si sono tradotte in nuove imprese capaci
di contribuire stabilmente alla riduzione della disoccupazione o,
per lo meno, ad evitare un suo aggravamento». Occorre pertanto
«una pausa di riflessione» prima di decidere. Il
Pdci. «L’impegno della maggioranza e della giunta è
espresso sia dal programma sia dal Dpef in modo inequivocabile. Il
partito dei Comunisti Italiani - ha detto il consigliere regionale
Salvatore Serra - è attento affinchè nella Finanziaria
siano previste risorse adeguate. Servono correzioni e un serio monitoraggio
dei risultati prodotti dal Piano». Serra ha polemicamente affermato
che «il problema non può e non deve essere utilizzato
né per dirimere questioni interne di partiti né per
creare, con strumentali voti in Consiglio difficoltà a qualche
forza di maggioranza».
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